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Soffocamento da cibo al ristorante: è grave ignorare il problema

22/03/2019

Il 2018 si è chiuso, in Italia, con un bilancio amaro per quanto riguarda le vittime di ostruzione da corpi estranei. Secondo quanto riportato dal sito Susy Safe (Surveillance System on Foreign Body Injuries in Children – www.susysafe.org ) che mantiene aggiornato, su base internazionale, un registro di controllo per le lesioni causate da ingestione, aspirazione, inalazione o inserimento di corpi estranei, i casi segnalati nel 2018 evidenziano purtroppo un andamento in controtendenza rispetto al passato.

I dati sono basati sulle segnalazioni ricevute e che vengono comprovate dalle autorità sanitarie in maniera sempre più precisa rispetto al passato. Purtroppo, ancora oggi il soffocamento causato da corpi estranei resta una delle cause principali di morte nei bambini sotto i 3 anni, restando un fattore significativo anche nella fascia di età fino ai 14 anni. 

Annualmente in Europa si stimano circa 50.000 casi (di cui 10.000 legati ad oggetti, quali monete, giocattoli, pezzi di plastica o di metallo): di questi, 500 circa, vale a dire l’uno per cento, hanno esito fatale. Ci sono casi anche in età maggiore a quella considerata a rischio (tra 0 e 3 anni), con riscontri significativi nella fascia fino ai 14 anni.

Nel nostro Paese negli ultimi 10 anni si è notata una sostanziale stabilizzazione degli incidenti, conteggiando ogni anno circa 1.000 ospedalizzazioni.

Gli alimenti restano la causa principale di soffocamento in età pediatrica, rappresentando una quota compresa tra il 60% e l’80% degli episodi rilevati.

Si rileva inoltre una correlazione tra la gravità degli incidenti e le caratteristiche di forma, consistenza e dimensioni dell’alimento: dati di una ricerca operata negli ospedali canadesi e statunitensi associa i wurstel ai maggiori incidenti e più̀ spesso agli episodi fatali. Se a questo si aggiunge che la metà degli incidenti da corpo estraneo è avvenuto sotto la supervisione di un adulto, tutto quanto fa presagire come vi sia ancora una scarsa conoscenza dei rischi legati al soffocamento da cibo. Manca ancora una capillare attività di prevenzione e formazione, nonostante i programmi finora messi in atto a livello nazionale e questo si riscontra facilmente laddove si approcciano categorie professionali dove il rischio è elevato, ad esempio gli educatori e gli insegnanti, ma la sua percezione è drammaticamente sottovalutata, sia dagli operatori stessi, che dalle famiglie e dalle istituzioni.

Il 2018 ha visto una recrudescenza dei casi fatali, soprattutto nei bambini con meno di tre anni. In Puglia, a distanza di poche settimane uno dall’altro, si sono registrati due eventi a carico di bambini sotto i 3 anni, soffocati in entrambi i casi da un chicco d’uva. Di poche settimane fa, invece, la notizia della morte di un adulto, l’artista torinese Alessandro Caligaris, soffocato mentre mangiava in un ristorante di Torino: purtroppo l’assenza di personale formato sulle manovre di emergenza ha trasformato un semplice incidente in un evento fatale. Sicuramente questo è uno spunto per riflettere sull’importanza della formazione nell’ambito delle emergenze per chi opera nella ristorazione.

 

Se per gli adulti la problematica è fondamentalmente legata alla mancanza di formazione da parte della cittadinanza e degli operatori della ristorazione, nel caso dei bambini si può fare una riflessione più ampia.

Nel caso della fascia a rischio che va da 0 a 4 anni vi sono vari fattori che concorrono insieme ad aumentare il rischio di inalazione:

• Fisiologicamente il diametro delle vie aeree è più piccolo e la trachea ha una forma conica fino alla pubertà

• Vi è una scarsa coordinazione tra la masticazione e la deglutizione nel passaggio dalla dieta prettamente liquida ai cibi solidi

• La dentizione risulta essere ancora incompleta (i molari iniziano a crescere intorno ai 30 mesi e la dentizione definitiva si completa nella pubertà).

• I bambini a tavola tendono a svolgere più attività contemporaneamente, distraendosi facilmente di fronte alla TV o ad un tablet.

 

A questo bisogna aggiungere il fatto che vi sono alimenti potenzialmente pericolosi che condividono caratteristiche simili che li rendono tali: 

• Per dimensione: sono gli alimenti piccoli e duri (es. noccioline, semi) o quelli troppo grandi (es. grossi pezzi di frutta, verdura), perché possono essere pericolosi in quanto i primi rischiano di finire nelle vie respiratorie prima che il bambino riesca a morderli, gli altri di difficile gestione durante la masticazione; 

• Per consistenza: sono gli alimenti appiccicosi o filamentosi (es. il sedano), in quanto difficili da masticare e da deglutire e quindi possono molto facilmente scivolare nelle vie aeree. 

• Per forma: sono tipicamente gli alimenti di forma sferica (es. ciliegie, uva) o cilindrica (es. wurstel, carote), considerati dalla American Academy of Pediatrics quelli più pericolosi in quanto capaci di ostruire completamente l’ipofaringe, chiudendo ogni minimo passaggio d’aria. 

 

 

 

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